1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (5 voti, media: 5,00 su 5)
Loading...

Gli scioglilingua (o scioglilingue) sono un passatempo sia utile che divertente. Perfetti per mettere in difficoltà gli amici e i famigliari in una serata di giochi.

Di seguito, una raccolta con gli aforismi più belli, divertenti, famosi, ma soprattutto difficili, della lingua italiana. Frasi con cui mettersi alla prova ad ogni età, per passare un pomeriggio o una serata diversa. Ecco gli 80 scioglilingua più divertenti, difficili e impossibili della lingua italiana.

Scioglilingua Divertenti, Difficili e Impossibili

Se l’arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescoviscostantinopolizzasse, vi disarcivescoviscostantinopolizzereste voi come si è disarcivescoviscostantinopolizzato l’Arcivescovo di Costantinopoli?

Il mondo è fatto a scale: chi le scende e chi le sale. Chi le scende troppo in fretta gli si sciupa la scarpetta. Se la scarpa ha il laccio sciolto, collo scialle scalda molto. Lo scialle non è sciarpa, la sciarpa non è scarpa, il furbo non è sciocco, tira il laccio è sciolto il fiocco.

Al solstizio il Sol sta, sol stando; sol stando il Sol sta al solstizio.

Francesco dal frascame frasche toglie
per mescolarle con le fresche foglie.

Il cuoco cuoce in cucina e dice che la cuoca giace e tace perché sua cugina non dica che le piace cuocere in cucina col cuoco.

Porta aperta per chi porta, per chi non porta parta pur che non importa aprir la porta.

In una conca nuotano a rilento tre trote, cinque triglie e tinche cento.

Tito, tu m’hai ritinto il tetto, ma non t’intendi tanto di tetti ritinti.

Ciò che è, è; ciò che non è, non è; ciò che è, non è ciò che non è; ciò che non è, non è ciò che è.

Sa chi sa se sa chi sa, che se sa non sa se sa, sol chi sa che nulla sa, ne sa più di chi ne sa.

Ho in tasca l’esca ed esco per la pesca, ma il pesce non s’adesca, c’è l’acqua troppo fresca.

Sereno è, seren sarà; se non sarà seren si rasserenerà.

Andavo a Lione cogliendo cotone, tornavo correndo cotone cogliendo.

Quanti rami di rovere roderebbe un roditore se un roditore potesse rodere rami di rovere?

Dalla doccia una chiocciola sgocciola come una gocciola.

Avevo una graticola da ringraticolare. La portai dal caporingraticolatore delle graticole, ma il capo ringraticolatore delle graticole non c’era. Allora me la ringraticolai da me e me la ringraticolai meglio del capo ringraticolatore delle graticole.

A che serve che la serva si conservi la conserva se la serva quando serve non si serve di conserva?

Tre tozzi di pan secco in tre strette tasche stanno. In tre strette tasche stan tre tozzi di pan secco.

Dietro il palazzo c’è un povero cane pazzo, date un pezzo di pane al povero pazzo cane.

Prendi questa barca e impegolamela e quando l’avrai impegolata disimpegolamela senza impegolarmi.

Sopra quattro rossi sassi quattro grossi gatti rossi.

Sotto un cespo di rose scarlatte offre il rospo té caldo con latte. Sotto un cespo di rose paonazze tocca al rospo sciacquare le tazze.

Una zuppa e una zappa rovesciano la zuppa su di una zecca.

Sono senza sesto senso.

Una puzzola puzzona spazza un pezzo di pazza pezza che puzza in un pozzo che spazzola una pozza spazzata.

Con la tazza un mezzo pazzo vuota il pozzo del palazzo.

Scopo la casa, la scopa si sciupa; ma, se non scopo sciupando la scopa, la mia casetta con cosa la scopo?

La marmotta, quando annotta, nella grotta già borbotta, che la pappa non è cotta! Quando è cotta riborbotta, perché è scotta!

Stiamo bocconi cogliendo cotoni, stiamo sedendo cotoni cogliendo.

Due tazze strette in due strette tazze.

Nel pozzo di San Patrizio c’è una pazza che lava una pezza. Arriva un pazzo, con un pezzo di pizza e chiede alla pazza se ne vuole un pezzo. La pazza rifiuta. Allora il pazzo prende la pazza, la pezza e la pizza e li butta nel pozzo di San Patrizio, protettore dei pazzi.

Assolto in assise l’assassino dell’assessore di Frasassi in missione segreta a Sassari.

Oh che orrore, oh che orrore, ho visto un ramarro verde su un muro marrone.

Sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa.

Chi ama chiama chi ama, chiamami tu che chi ami chiami. Chi amo chiamerò se tu non chiami.

Apelle, figlio di Apollo, fece una palla di pelle di pollo. Tutti i pesci vennero a galla per vedere la palla di pelle di pollo fatta da Apelle, figlio di Apollo.

Una rara rana nera sulla rena errò una sera, una rara rana bianca sulla rena errò un po’ stanca.

In un piatto poco cupo, poco pepe cape.

Porta aperta per chi porta. Chi non porta, parta pure poco importa.

Sette zucche secche e storte stanno strette dentro al sacco.

Se la serva non ti serve, a che serve che ti serva di una serva che non serve? Serviti di una serva che serve, e se questa non ti serve, serviti dei miei servi.

Caro conte chi ti canta tanto canta che t’incanta.

Verso maggio con un paggio vo in viaggio. Non vaneggio, né motteggio; forse è peggio! Se mi seggo, più non reggo: mangio o leggo. Se non fuggo qui mi struggo, ma se fuggo vado al poggio e un alloggio là mi foggio, sotto un faggio, con coraggio.

Guglielmo coglie ghiaia dagli scogli scagliandola oltre gli scogli tra mille gorgogli. Ho in tasca l’esca ed esco per la pesca, ma il pesce non s’adesca, c’è l’acqua troppo fresca. Convien che la finisca, non prenderò una lisca! Mi metto in tasca l’esca e torno dalla pesca.

Eva dava l’uva ad Ava, Ava dava l’uva ad Eva.

Nove navi nuove navigavano.

Mi attacchi i tacchi tu che attacchi i tacchi? Io attaccarti i tacchi a te? Attaccati te i tuoi tacchi tu che attacchi i tacchi.

Tre fiaschi stretti stan dentro tre stretti fiaschi, ed ogni fiasco stretto sta dentro lo stretto fiasco.

Sereno è seren sarà; se non sarà seren si rasserenerà.

Porta aperta per chi porta, per chi non porta parta pur, che non importa aprir la porta.

Dieci limoni, cento limoni, mille limoni.

Tre tigri contro tre tigri.

Ti che te tacchet i tacc’, tacchem i tacc’! Chi? Mi, taccat’ i tacc’ a ti, che te tacchet i tacc’. Taccheti ti i tó tacc’, ti che te tacchet i tacc’.

Il Papa pesa e pesta il pepe a Pisa, Pisa pesa e pesta il pepe al Papa.

A quest’ora il questore in questura non c’è.

Chi troppo in alto sal cade sovente precipitevolissimevolmente.

Postino che porti la posta, dimmi postino che posta portasti.

Un empio imperator di un ampio impero scoppiar fece una guerra per un pero; credeva conquistare il mondo intero l’imperator, ma perse l’ampio impero.

Trentatré trentini entrarono in Trento, tutti e trentatré trotterellando.

Filo fine dentro il foro, se l’arruffi non lavoro, non lavoro e il filo fine fora il foro come un crine.

Sessantasei assassini andarono ad Assisi tutti e sessantasei assassinandosi.

Forse Pietro potrà proteggerla.

Nel muro c’è un buco e un bruco nel buco scaccia il bruco e tura il buco.

Ti ci stizzisci? E stizziscitici pure!

Verso maggio con un paggio vo in viaggio. Non vaneggio, nè motteggio; forse è peggio! Se mi seggo, più non reggo: mangio o leggo. Se non fuggo qui mi struggo, ma se fuggo vado al poggio e un alloggio là mi foggio, sotto un faggio, con coraggio.

Nell’anfratto della grotta trentatré gretti gatti si grattano.

Stanno stretti sotto i letti sette spettri a denti stretti.

Mazzo di carte, carte di mazzo.

Li vuoi quei kiwi? E se non vuoi quei kiwi che kiwi vuoi?

Sul tagliere l’aglio taglia, non tagliare la tovaglia; la tovaglia non è aglio, se la tagli fai uno sbaglio.

Chi seme di senapa secca semina sempre seme di senapa secca raccoglie.

Guglielmo coglie ghiaia dagli scogli scagliandola oltre gli scogli tra mille gorgogli.

Supercalifragilistichespiralidoso.

Treno troppo stretto e troppo stracco stracca troppi storpi e stroppia troppo.

No, non ho un nonno.

Figlia, sfoglia la foglia sfoglia la foglia, figlia.

Filastrocca sciogligrovigli con la lingua ti ci impigli, ma poi te la sgrovigli basta che non te la pigli.

Sette scettici sceicchi sciocchi con la sciatica a Shanghai.

Un limone, mezzo limone. Due limoni, mezzo limone. Tre limoni, mezzo limone. Quattro limoni, mezzo limone. Cinque limoni, mezzo limone.

Peràro per perorare per Pero partì, però per perorare Peràro a Pero perì.