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Esiste forse qualcosa di più romantico di una poesia d’amore? Una dedica speciale con cui sorprendere la nostra anima gemella. Un gesto che fa capire quanto pensiamo alla nostra metà. Può essere anche un’ottima idea per una dichiarazione indimenticabile.

Di seguito, troviamo una raccolta di poesie d’amore, selezionate apposta per sciogliere i cuori più duri. Parole speciali da riservare alla persona al centro dei nostri pensieri. Ecco le 50 poesie d’amore più belle e romantiche.

Poesie D’Amore

Farò della mia anima uno scrigno
(Khalil Gibran)

Farò della mia anima uno scrigno per la tua anima, del mio cuore una dimora per la tua bellezza, del mio petto un sepolcro per le tue pene. Ti amerò come le praterie amano la primavera, e vivrò in te la vita di un fiore sotto i raggi del sole. Canterò il tuo nome come la valle canta l’eco delle campane; ascolterò il linguaggio della tua anima come la spiaggia ascolta la storia delle onde.

I ragazzi che si amano
(Jacques Prevert)

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è soltanto la loro ombra
Che trema nel buio
Suscitando la rabbia dei passanti

La loro rabbia il loro disprezzo i loro risolini
la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Loro sono altrove ben più lontano della notte
Ben più in alto del sole
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore.

Malattia d’amore
(Archiloco)

Giaccio in preda all’amore, disperato, senza respiro, da dolori atroci per volontà divina trafitto nelle ossa.

chiederti nulla, per timore che non sia vero che tu vivi e mi ami. E sto abbracciato a te senza guardare e senza toccarti. Non debba mai scoprire con domande, con carezze, quella solitudine immensa d’amarti solo io.

All’amata
(William Shakespeare)

Se leggi questi versi, dimentica la mano che li scrisse: t’amo a tal punto che non vorrei restar nei tuoi dolci pensieri, se il pensare a me ti facesse soffrire.

Inno all’amore
(San Paolo)

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l’amore, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi l’amore, non sarei nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi l’amore, niente mi gioverebbe. L’amore è paziente, è benigno l’amore; non è invidioso l’amore, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. L’amore non avrà mai fine.

Smarrimento
(Archiloco)

Tale voglia d’amore, abbarbicandosi al di sotto del cuore, mi versò fitta nebbia sugli occhi e, come un ladro, strappò dal petto l’anima indifesa.

Rapita
(Saffo)

Rapita nello specchio dei tuoi occhi respiro il tuo respiro. E vivo…

Ho bisogno di sentimenti
(Alda Merini)

Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia.

Questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

La mia poesia è alacre come il fuoco
trascorre tra le mie dita come un rosario
Non prego perché sono un poeta della sventura
che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,
sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida,
sono il poeta che canta e non trova parole,
sono la paglia arida sopra cui batte il suono,
sono la ninnananna che fa piangere i figli,
sono la vanagloria che si lascia cadere,
il manto di metallo di una lunga preghiera
del passato cordoglio che non vede la luce.

In quanti modi ti amo?
(Elizabeth Barrett Browning)

In quanti modi ti amo? Fammeli contare. Ti amo fino alla profondità, alla larghezza e all’altezza che la mia anima può raggiungere, quando partecipa invisibile agli scopi dell’Esistenza e della Grazia ideale. Ti amo al pari della più modesta necessità di ogni giorno, al sole e al lume di candela. Ti amo generosamente, come chi si batte per la Giustizia; ti amo con purezza, come chi si volge dalla Preghiera. Ti amo con la passione che gettavo nei miei trascorsi dolori, e con la fiducia della mia infanzia. Ti amo di un amore che credevo perduto insieme ai miei perduti santi, ti amo col respiro, i sorrisi, le lacrime, di tutta la mia vita! E, se Dio vorrà, ti amerò ancora di più dopo la morte.

Sonetto XVII
(Pablo Neruda)

Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio o freccia di garofani che propagano il fuoco: t’amo come si amano certe cose oscure, segretamente, tra l’ombra e l’anima. T’amo come la pianta che non fiorisce e reca dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori; grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo il concentrato aroma che ascese dalla terra. T’amo senza sapere come, né quando, né da dove, t’amo direttamente senza problemi né orgoglio: così ti amo perché non so amare altrimenti che così, in questo modo in cui non sono e non sei, così vicino che la tua mano sul mio petto è mia, così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

L’amore è una rosa
(Charles Baudelaire)

L’amore è una rosa, ogni petalo un’illusione, ogni spina una realtà.

Perché ti amo
(Hermann Hesse)

Perché ti amo, di notte son venuto da te così impetuoso e titubante e tu non me potrai più dimenticare l’anima tua son venuto a rubare. Ora lei è mia – del tutto mi appartiene nel male e nel bene, dal mio impetuoso e ardito amare nessun angelo ti potrà salvare.

Il modo tuo d’amare
(Pedro Salinas)

Il modo tuo d’amare È lasciare che io ti ami. Il si con cui ti abbandoni è il silenzio. I tuoi baci sono offrirmi le labbra perché io le baci. Mai parole o abbracci mi diranno che esistevi e mi hai amato: mai. Me lo dicono fogli bianchi, mappe, telefoni, presagi, tu, no. E sto abbracciato a te senza.

Tanto gentile e tanto onesta pare
(Dante Alighieri)

Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia quand’ella altrui saluta, ch’ogne lingua deven tremando muta, e li occhi no l’ardiscon di guardare. Ella si va, sentendosi laudare, benignamente d’umiltà vestuta; e par che sia una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare. Mostrasi sì piacente a chi la mira, che dà per li occhi una dolcezza al core, che ‘ntender no la può chi no la prova: e par che de la sua labbia si mova un spirito soave pien d’amore, che va dicendo a l’anima: sospira.

La cosa più bella
(Saffo)

Alcuni un esercito di cavalieri, altri di fanti, altri di navi dicono esser la cosa più bella sulla nera terra, io invece quello che s’ama. Assai facile è farlo capire a chiunque, infatti colei che molto eccelleva per bellezza fra gli uomini, Elena, lasciato lo sposo di grande valore, partì per Troia, in nave, né ripensò alla figlia, né agli amati genitori, per nulla, ma la traviò Afrodite, lei, innamorata; subito infatti, col suo animo incostante, facilmente ignorò nel cuore gli affetti; lei ora mi desta il ricordo di Anattoria, che non è qui, ah, vorrei poter vedere il suo amato incedere e lo splendore raggiante del suo viso invece che carri lidi e fanti pronti alla battaglia. Agli uomini non è concesso d’essere del tutto felici, ma possono pregare d’averne parte.

Facciamo così
(Caio Valerio Catullo)

Se il mio bacio t’offende, se ti sembra un castigo, puniscimi anche tu: rendimi il bacio!

È stato lungo, difficile e triste…
(Anna de Noailles)

È stato lungo, difficile e triste Rivelarti ciò che il cuore sentiva; La voce cresceva e poi calava, L’orgoglio soccombeva e si feriva. Io non so davvero in che modo Ho potuto confessarti il mio amore; Temevo l’ombra e i tuoi occhi Che del giorno hanno il colore. La nuova che ti ho portato è questa! Ti ho detto tutto! Ero rassegnata; Eppure, come un cigno ho celata Sotto la mia ala la mia testa…

Tre fiammiferi accesi
(Jacques Prévert)

Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L’ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose
Mentre ti stringo fra le braccia.

Ti amo come se mangiassi il pane
(Nazim Hikmet)

Ti amo come se mangiassi il pane spruzzandolo di sale come se alzandomi la notte bruciante di febbre bevessi l’acqua con le labbra sul rubinetto ti amo come guardo il pesante sacco della posta non so che cosa contenga e da chi pieno di gioia pieno di sospetto agitato ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo ti amo come qualche cosa che si muove in me quando il crepuscolo scende su Istanbul poco a poco ti amo come se dicessi Dio sia lodato son vivo.

T’amo
(Paul Eluard)

T’amo per tutte le donne che non ho conosciuto T’amo per tutte le stagioni che non ho vissuto per l’odore d’altomare e l’odore del pane fresco per la neve che si scioglie per i primi fiori per gli animali puri che l’uomo non spaventa T’amo per parlare T’amo per tutte le donne che non amo sei tu stessa a riflettermi io mi vedo così poco. Senza di te non vedo che un deserto tra il passato e il presente ci sono state tutte queste morti superate senza far rumore non ho potuto rompere il muro del mio specchio ho dovuto imparare parola per parola la vita come si dimentica T’amo per la tua saggezza che non è la mia Per la salute T’amo contro tutto quello che ci illude Per questo cuore immortale che io non posseggo Tu credi di essere il dubbio e non sei che ragione Tu sei il sole forte che mi inebria Quando sono sicuro di me.

Sonetto 116
(William Shakespeare)

Non sia mai ch’io ponga impedimenti all’unione di anime fedeli; Amore non è Amore se muta quando scopre un mutamento o tende a svanire quando l’altro s’allontana. Oh no! Amore è un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai; è la stella-guida di ogni sperduta barca, il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza. Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote dovran cadere sotto la sua curva lama; Amore non muta in poche ore o settimane, ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio: se questo è errore e mi sarà provato, io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.

Inno alla bellezza
(Charles Baudelaire)

Vieni dal cielo profondo o esci dall’abisso, bellezza? Il tuo sguardo, divino e infernale, dispensa alla rinfusa il sollievo e il crimine, ed in questo puoi essere paragonata al vino. Racchiudi nel tuo occhio il tramonto e l’aurora; profumi l’aria come una sera tempestosa; i tuoi baci sono un filtro e la tua bocca un’anfora che fanno vile l’eroe e il bimbo coraggioso. Esci dal nero baratro o discendi dagli astri? Il destino irretito segue la tua gonna come un cane; semini a caso gioia e disastri, e governi ogni cosa e di nulla rispondi. Cammini sui cadaveri, o bellezza, schernendoli, dei tuoi gioielli l’orrore non è il meno attraente, l’assassinio, in mezzo ai tuoi più cari ciondoli sul tuo ventre orgoglioso danza amorosamente. Verso di te, candela, la falena abbagliata crepita e arde dicendo: benedetta la fiamma! L’innamorato ansante piegato sull’amata pare un moribondo che accarezza la tomba. Che tu venga dal cielo o dall’inferno, che importa, bellezza! Mostro enorme, spaventoso, ingenuo! Se i tuoi occhi, il sorriso, il piede m’aprono la porta di un Infinito che amo e che non ho mai conosciuto? Da satana o da Dio, che importa? Angelo o sirena, tu ci rendi, fata dagli occhi di velluto, ritmo, profumo, luce, mia unica regina! L’universo meno odioso, meno pesante il minuto?

Sonetto 130
(William Shakespeare)

Gli occhi della mia donna non sono come il sole; il corallo è molto più rosso delle sue labbra: se la neve è bianca, allora perché i suoi seni sono grigi? Se i capelli devono essere filamenti, fili neri crescono sulla sua testa Ho visto rose variegate, rosse e bianche, ma non ho visto alcuna rosa sulle sue guance; e c’è più delizia in altri profumi che nell’alito che il mio amore esala. mi piace sentirla parlare, perché so che la sua voce, per me, è come musica; quando la vidi non mi sembrò una dea: la mia donna, quando cammina, non ha grazia. E nonostante ciò, il mio amore è cosi raro come se lei fosse stata elogiata da falsi paragoni.

Cammina, lei, nella bellezza
(George Gordon Byron)

Cammina, lei, nella bellezza, come la notte a latitudini serene e sotto cieli trapuntati a stelle; e tutto il meglio di splendore e buio s’accorda nel suo aspetto e nei suoi occhi, fatti sì dolci a quella luce tenera che il cielo nega al giorno scintillante. Un’ombra sola in più, di meno un raggio solo spariglierebbero la grazia che indicibile disegna onde nere sopra ogni treccia, o tenuemente illumina il suo viso, dove i pensieri esprimono sereni, dolcemente, quanto pura, quanto amata sia la lor dimora. E sopra quella gota e quella fronte, tanto morbide, e calme, ed eloquenti, il riso suo che avvince, i suoi color che brillano raccontano di giorni consunti nel far bene, di una mente ch’è in pace universale, e del suo cuore, e del suo amore ch’è tutto innocente!

Penso a te nel silenzio della notte
(Fernando Pessoa)

Penso a te nel silenzio della notte, quando tutto è nulla, e i rumori presenti nel silenzio sono il silenzio stesso, allora, solitario di me, passeggero fermo di un viaggio senza Dio, inutilmente penso a te. tutto il passato, in cui fosti un momento eterno, è come questo silenzio di tutto. tutto il perduto, in cui fosti quel che più persi, è come questi rumori, tutto l’inutile, in cui fosti quel che non doveva essere, è come il nulla che sarà in questo silenzio notturno. ho visto morire, o sentito che morirono, quanti amai o conobbi, ho visto non saper più nulla di quelli che un po’ andarono con me, e poco importa se fu un’ora o qualche parola; o un passeggio emotivo e muto, e il mondo oggi per me è un cimitero di notte, bianco e nero di tombe e alberi e di estraneo chiardiluna ed è in questa quiete assurda di me e di tutto che penso a te.

Parlare…
(Paul Eluard)

Parlare senza avere niente da dire comunicare in silenzio i bisogni dell’anima dar voce alle rughe del volto alle ciglia degli occhi agli angoli della bocca parlare tenendosi per mano tacere tenendosi per mano.

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
(Eugenio Montale)

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino. Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio. Il mio dura tuttora, né più mi occorrono le coincidenze, le prenotazioni, le trappole, gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede. Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio non già perché con quattr’occhi forse si vede di più. Con te le ho scese perché sapevo che di noi due le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue.

Rimani
(Gabriele D’Annunzio)

Rimani! Riposati accanto a me. Non te ne andare. Io ti veglierò. Io ti proteggerò. Ti pentirai di tutto fuorché d’essere venuta a me, liberamente, fieramente. Ti amo. Non ho nessun pensiero che non sia tuo; non ho nel sangue nessun desiderio che non sia per te. Lo sai. Non vedo nella mia vita altra compagna, non vedo altra gioia. Rimani. Riposati. Non temere di nulla. Dormi stanotte sul mio cuore…

Uno scorcio
(Walt Whitman)

Uno scorcio, colto attraverso un interstizio, D’una folla di operai e autisti nella sala di un bar, attorno alla stufa, tardi una sera d’inverno. Ed io, inosservato seduto in un angolo; Di un giovane che mi ama, e che io amo, che si avvicina silenzioso, e si siede accanto, tanto che può tenermi per mano; Un lungo istante, in mezzo al rumore dell’andirivieni, del bere ed imprecare e dello scherzo volgare, In quello noi due, contenti, felici nell’essere insieme, parlando appena, dicendo forse neppure una parola.

Io vorrei stare sopra le tue labbra
(Federico García Lorca)

Io vorrei stare sopra le tue labbra per spegnermi alla neve dei tuoi denti. Io vorrei stare dentro il tuo petto per sciogliermi al tuo sangue. Fra i tuoi capelli d’oro vorrei eternamente sognare. E che diventasse il tuo cuore la tomba al mio che duole. Che la tua carne fosse la mia carne, che la mia fronte fosse la tua fronte. Tutta l’anima mia vorrei che entrasse nel tuo piccolo corpo. Essere io il tuo pensiero, io il tuo vestito bianco, perché tu t’innamori di me d’una passione così forte che ti consumi cercandomi senza trovarmi mai. E perché tu il mio nome vada gridando ai tramonti, chiedendo di me all’acqua, bevendo, triste, tutte le amarezze che sulla strada ho lasciato, desiderandoti, il cuore. E intanto io penetrerò nel tuo tenero corpo dolce essendo io te stessa e dimorando in te, donna, per sempre, mentre tu ancora mi cerchi invano da Oriente ad Occidente, fin che alla fine saremo bruciati dalla livida fiamma della morte.

Se tardi a trovarmi, insisti
(Walt Whitman)

Se tardi a trovarmi, insisti. Se non ci sono in nessun posto, cerca in un altro, perchè io sono seduto da qualche parte, ad aspettare te… e se non mi trovi piú, in fondo ai tuoi occhi, allora vuol dire che sono dentro di te.

Il verbo amare
(Jean Cocteau)

Il verbo amare è davvero di difficile coniugazione: il suo passato non è prossimo, il suo presente non è indicativo e il suo futuro non è un condizionale.

Aria viva
(Paul Éluard)

Ho guardato davanti a me In mezzo alla folla ti ho veduta In mezzo al grano ti ho veduta Sotto un albero ti ho veduta Al termine di ogni mio viaggio Al fondo di tutti i miei tormenti Alla svolta di ogni risata Che uscivi dall’acqua e dal fuoco D’estate e d’inverno ti ho veduta Nella mia casa ti ho veduta Tra le mie braccia ti ho veduta Dentro i miei sogni ti ho veduta Io non ti lascerò mai più.

Se devi amarmi
(Elizabeth Barrett Browing)

Se devi amarmi, per null’altro sia se non che per amore. Mai non dire: t’amo per il sorriso, per lo sguardo, la gentilezza del parlare, il modo di pensare così conforme al mio, che mi rese sereno un giorno. Queste son tutte cose che possono mutare, amato, in sé o per te, un amore così sorto potrebbe poi morire. E non amarmi per pietà di lacrime che bagnino il mio volto. Può scordare il pianto chi ebbe a lungo il tuo conforto, e perderti. Soltanto per amore amami e per sempre, per l’eternità.

Vita de la mia vita
(Torquato Tasso)

Vita de la mia vita, tu mi somigli pallidetta oliva o rosa scolorita; né di beltà sei priva, ma in ogni aspetto tu mi sei gradita, o lusinghiera o schiva; e se mi segui o fuggi soavemente mi consumi e struggi.

Vorrei
(Rabindranath Tagore)

Vorrei dirti le più profonde parole d’amore, ma non oso, per timore che tu rida. Ecco perché mi burlo di me stesso e del mio segreto. Derido il mio dolore per paura che tu faccia lo stesso. Vorrei dirti le parole più vere, ma non oso, per paura che tu rida. Ecco perché mento, dicendo il contrario di quello che penso. Rendo assurdo il mio dolore per paura che tu faccia lo stesso. Vorrei usare le parole più preziose che ho riservato per te, ma non ne ho il coraggio; temo che non si comprenda il loro valore. Ecco perché ti parlo con durezza, e vanto la mia forza brutale. Ti faccio del male per paura che tu non conosca mai cosa sia il soffrire. Vorrei sedermi vicino a te in silenzio, ma non ne ho il coraggio: temo che il mio cuore mi salga alle labbra. Ecco perché parlo stupidamente e nascondo il mio cuore dietro le parole. Tratto crudelmente il mio dolore per paura che tu faccia lo stesso.

A Silvia
(Giacomo Leopardi)

Silvia, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale, quando beltà splendea negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, e tu, lieta e pensosa, il limitare di gioventù salivi? Sonavan le quiete stanze, e le vie dintorno, al tuo perpetuo canto, allor che all’opre femminili intenta sedevi, assai contenta di quel vago avvenir che in mente avevi. Era il maggio odoroso: e tu solevi così menare il giorno. Io gli studi leggiadri talor lasciando e le sudate carte, ove il tempo mio primo e di me si spendea la miglior parte, d’in su i veroni del paterno ostello porgea gli orecchi al suon della tua voce, ed alla man veloce che percorrea la faticosa tela. Mirava il ciel sereno, le vie dorate e gli orti, e quinci il mar da lungi, e quindi il monte. Lingua mortal non dice quel ch’io sentiva in seno. Che pensieri soavi, che speranze, che cori, o Silvia mia! Quale allor ci apparia la vita umana e il fato! Quando sovviemmi di cotanta speme, un affetto mi preme acerbo e sconsolato, e tornami a doler di mia sventura. O natura, o natura, perchè non rendi poi quel che prometti allor? Perchè di tanto Inganni i figli tuoi? Tu pria che l’erbe inaridisse il verno, da chiuso morbo combattuta e vinta, perivi, o tenerella. E non vedevi Il fior degli anni tuoi; Non ti molceva il core la dolce lode or delle negre chiome, or degli sguardi innamorati e schivi; Nè teco le compagne ai dì festivi ragionavan d’amore anche peria fra poco la speranza mia dolce: agli anni miei anche negaro i fati la giovanezza. Ahi come, come passata sei, cara compagna dell’età mia nova, mia lacrimata speme! Questo è quel mondo? Questi i diletti, l’amor, l’opre, gli eventi onde cotanto ragionammo insieme? Questa la sorte dell’umane genti? All’apparir del vero tu, misera, cadesti: e con la mano la fredda morte ed una tomba ignuda mostravi di lontano.

È già esangue la luna
(Saffo)

È già esangue la luna, e le Pleiadi son diventate nell’albore pallide. Già metà della notte è fuggita. Già la mia giovinezza m’abbandona. Ed ora sono, nel mio letto, sola.

Desiderio
(Samuel Taylor Coleridge)

Laddove l’amore vero arde il desiderio è la pura fiamma dell’amore; È il riflesso della nostra corporatura terrena, Che trae il suo significato dalla più nobile parte, E traduce solo il linguaggio del cuore.

Viviamo, mia Lesbia, ed amiamo
(Gaio Valerio Catullo)

Viviamo, mia Lesbia, ed amiamo, e ogni mormorio perfido dei vecchi valga per noi la più vile moneta. Il giorno può morire e poi risorgere, ma quando muore il nostro breve giorno, una notte infinita dormiremo. Tu dammi mille baci, e quindi cento, poi dammene altri mille, e quindi cento, quindi mille continui, e quindi cento. E quando poi saranno mille e mille, nasconderemo il loro vero numero, che non getti il malocchio l’invidioso per un numero di baci così alto.

Ho un desiderio di te stasera
(Gabriele D’Annunzio)

Ho un desiderio desolato di te stasera. Ahimè stasera e sempre. Ma stasera il desiderio è di qualità nuova. È come un tremito infinitamente lungo e tenue. Sono come un mare in cui tremino tutte le gocciole, tremano tutte le ali dell’anima, tremano tutte le fibre dei nervi, tremano tutti i fiori della primavera e anche le nuvole del cielo e anche le stelle della notte e anche la piccola luna trema. Trema sui tuoi capelli che sono una schiuma bionda. Ho la bocca piena delle tue spalle, che sono ora come un fuoco di neve tiepida disciolta in me. Godo e soffro. Ti ho dentro di me e vorrei tuttavia sentirti sopra di me. Non mi hai lasciato tanta musica partendo. Stanotte tienimi sul tuo cuore, avvolgimi nel tuo sogno, incantami col tuo fiato, sii sola con me solo. Oh melodia melodia… Tremano tutte le gocciole del mare.

Odio e amo (Carme 85)
(Catullo)

Odio e amo. Perché lo faccia, ti chiedi forse. Non lo so, ma sento che succede e mi tormento.

Il tuo cuore lo porto con me
(Edward Estlin Cummings)

Il tuo cuore lo porto con me Lo porto nel mio Non me ne divido mai. Dove vado io, vieni anche tu, mia amata; qualsiasi cosa sia fatta da me, la fai anche tu, mia cara. Non temo il fato perché il mio fato sei tu, mia dolce. Non voglio il mondo, perché il mio, il più bello, il più vero sei tu. Questo è il nostro segreto profondo radice di tutte le radici germoglio di tutti i germogli e cielo dei cieli di un albero chiamato vita, che cresce più alto di quanto l’anima spera, e la mente nasconde. Questa è la meraviglia che le stelle separa. Il tuo cuore lo porto con me, lo porto nel mio.

L’amore, quando si rivela
(Fernando Pessoa)

L’amore, quando si rivela, Non si sa rivelare. Sa bene guardare lei, ma non le sa parlare. Chi vuol dire quel che sente non sa quel che deve dire. Parla: sembra mentire… Tace: sembra dimenticare… Ah, ma se lei indovinasse, se potesse udire lo sguardo, e se uno sguardo le bastasse per sapere che stanno amandola! Ma chi sente molto, tace; chi vuol dire quello che sente resta senz’anima né parola, resta solo, completamente! Ma se questo potesse raccontarle quel che non oso raccontarle, non dovrò più parlarle, perché le sto parlando…

Dammi la tua mano
(Leo Delibes)

Dammi la tua mano… Vedi? Adesso tutto pesa la metà…

Amo in te
(Nazim Hikmet)

Amo in te
l’avventura della nave che va verso il polo
amo in te
l’audacia dei giocatori delle grandi scoperte
amo in te le cose lontane
amo in te l’impossibile
entro nei tuoi occhi come in un bosco
pieno di sole
e sudato affamato infuriato
ho la passione del cacciatore
per mordere nella tua carne.

Amo in te l’impossibile
ma non la disperazione.

Segui l’amore
(Khalil Gibran)

L’amore non dà nulla fuorché sé stesso e non coglie nulla se non da sé stesso. L’amore non possiede, né vorrebbe essere posseduto poiché l’amore basta a all’amore.

Lascia il tuo cuore
(Rabindranath Tagore)

Lascia il tuo cuore scoppiare finalmente, cedi, gemma, cedi. Lo spirito della fioritura s’è abbattuto su di te. Puoi rimanere ancora bocciolo?

Infinità d’amore
(John Donne)

Se ancor non ho tutto l’amore tuo, cara, giammai tutto l’avrò; non posso esalare un altro sospiro per intenerirti, né posso implorare un’altra lacrima a che sgorghi; ormai tutto il tesoro che avevo per acquistarti, sospiri, lacrime, e voti e lettere, l’ho consumato. Eppure non può essermi dovuto più di quanto fu inteso alla stipulazione del contratto; se allora il tuo dono d’amore fu parziale, si che parte a me toccasse, parte ad altri, cara giammai tutta ti avrò, ma se allora tu mi cedesti tutto, quel tutto non fu che il tutto di cui allora tu disponevi; ma se nel cuore tuo, in seguito, sia stato o sarà generato amor nuovo, ad opera di altri, che ancor possiedono intatte le lor sostanze, e possono di lacrime, di sospiri, di voti, di lettere, fare offerte maggiori, codesto amore nuovo può produrre nuove ansie, poiché codesto amore non fu da te impegnato. Eppur lo fu, dacché la tua donazione fu totale: il terreno, cioè il tuo cuore, è mio; quanto ivi cresca, cara, dovrebbe tutto spettare a me. Tuttavia ancor non vorrei avere tutto; chi tutto ha non può aver altro, e dacché il mio amore ammette quotidianamente nuovo accrescimento, tu dovresti avere in serbo nuove ricompense; tu non puoi darmi ogni giorno il tuo cuore: se puoi darlo, vuol dire che non l’hai mai dato. il paradosso d’amore consiste nel fatto che, sebbene il tuo cuore si diparta, tuttavia rimane, e tu col perderlo lo conservi. Ma noi terremo un modo più liberale di quello di scambiar cuori: li uniremo; così saremo un solo essere, e il Tutto l’un dell’altro.

Che sia l’amore tutto ciò che esiste
(Emily Dickinson)

Che sia l’amore tutto ciò che esiste È ciò che noi sappiamo dell’amore; E può bastare che il suo peso sia Uguale al solco che lascia nel cuore.